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Lo Stato è al tempo stesso un organismo naturale e un artefatto dell’uomo. Di qui la sua ambivalenza, che ne fa insieme l’amico e il nemico dei suoi cittadini. Sorta di Dio in terra, per secoli ha potenziato ed esteso le sue prerogative sovrane, prima fra tutte il monopolio legale della facoltà di coercizione e sanzione. Questa sua forza propulsiva si traduce nell’esercizio di un’autorità invadente e abusiva. Vengono così ampiamente superati quei limiti che sono la garanzia dei diritti di ogni cittadino. L’illuminante ricognizione di Massimo Terni ricostruisce la vicenda di uno Stato che sta subendo l’erosione dei suoi confini e della sua identità. Se lo Stato-nazione si è imposto massimizzando la giurisdizione pubblica e usurpando gradualmente gli spazi fisiologici della società, oggi subisce la controspinta di forze globali denazionalizzate. Rispetto all’età dello Stato moderno assolutista e mercantilista, è in atto una nemesi: quello stesso mercato che un tempo soggiaceva alla ragion di Stato del «politico» esercita ora un suo dominio indiscusso. Così, nel nuovo ordine mondiale lo Stato territoriale si disaggrega, cedendo sovranità a reti transnazionali di controllo. Si configura una dislocazione del potere dagli esiti dirompenti. Siamo alle soglie di una società senza Stato?

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Sull'autore

Massimo Terni

Massimo Terni ha insegnato Storia delle dottrine politiche all’Università Statale di Milano e all’Università Orientale di Napoli. Tra i suoi saggi: La pianta della sovranità. Teologia e politica tra Medioevo ed età moderna (1995), Una mappa dello Stato. Guerra e politica tra «Regimen delle anime» e governo dei sudditi (2003) e La mano invisibile della politica. Pace e guerra tra Stato e mercato (2011).

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