All'ombra dell'altra lingua

All'ombra dell'altra lingua

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Fare rivivere in un’altra lingua la parola letteraria è al tempo stesso opera alchemica e prova di audacia. Qui la trasmutazione si esercita non su metalli guizzanti di vita, ma su una materia altrettanto ricca e pulsante: il fraseggio, la sonorità, il timbro, le scelte lessicali, tutto ciò che rende unico un testo d’autore. È con una simile unicità che si misura il traduttore. Fallirebbe però il suo compito se si prefiggesse di ricalcare l’originale o giudicasse la propria impresa davvero compiuta, e non solo l’approssimazione provvisoria a un’impossibile perfezione. Perché tradurre ha a che vedere con l’ombra, più che con la trasparenza della luce. Secondo Antonio Prete – che arruola appassionatamente in questo saggio le sue prodigiose competenze di comparatista, di traduttore e di poeta – significa infatti agire nella zona umbratile che si colloca tra lingua d’origine e lingua d’approdo, prestando voce, inflessione ed energia inventiva a forme di mondo diverse dal nostro. Un cimento che ha intime affinità con il poetare. «Senza essere poeta non si può tradurre un vero poeta», sosteneva già Leopardi, alle prese con il secondo libro dell’Eneide. Lo confermano le versioni in cui si sono provati i maggiori poeti italiani del Novecento, dal Puškin di Giudici all’Apollinaire di Caproni e Sereni, dal Racine di Ungaretti e Luzi al Goethe di Fortini, dai lirici greci di Quasimodo allo Shakespeare «per l’orecchio, non per l’occhio» di Montale. Nella spinta che li ha mossi a ritradurre i grandi classici Prete riconosce, con uno degli innumerevoli colpi d’ala della sua riflessione avvolgente, anche il bisogno di apprendistato tipico di ogni nuova generazione che si affaccia alla poesia.

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Sull'autore

Antonio Prete

Antonio Prete ha insegnato Letterature comparate all’Università di Siena e, da ultimo, alla Scuola Superiore Galileiana di Padova. Ha tenuto corsi e seminari presso istituzioni e atenei di altri Paesi, tra cui la Harvard University, il Collège de France e l’Università di Salamanca. Saggista, narratore, poeta e traduttore, ha fondato e diretto la rivista «Il gallo silvestre» (1989-2004). Tra i saggi: Il pensiero poetante. Saggio su Leopardi (1980), Nostalgia. Storia di un sentimento (1992), Il deserto e il fiore. Leggendo Leopardi (2004), I fiori di Baudelaire. L’infinito nelle strade (2007) e Meditazioni sul poetico (2013). Le prose narrative più recenti: L’imperfezione della luna (2000), Trenta gradi all’ombra (2004) e L’ordine animale delle cose (2008). Le ultime raccolte poetiche: Menhir (2007) e Se la pietra fiorisce (2012). Traduttore di Baudelaire (I fiori del male, 2003), Mallarmé, Rilke, Valéry, Celan, Jabès, Machado, Bonnefoy, ha raccolto molte delle sue traduzioni poetiche in L’ospitalità della lingua (2014). Presso Bollati Boringhieri sono usciti Trattato della lontananza (2008), All’ombra dell’altra lingua. Per una poetica della traduzione (2011) e Il cielo nascosto. Grammatica dell’interiorità (2016), vincitore del Premio Mondello.

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