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«Càpita che si viva tutta una vita senza imbattersi in una malattia che invece a un certo punto prenderà per te la faccia del destino. Càpita di essere felici senza saperlo, di dare generosamente senza pensare di essere generosi e càpita di scoprire che la gratitudine è un sentimento raro poco sentito e poco praticato; càpita di essere delusi da qualcuno che non ti aveva illuso ma solo incidentalmente sfiorato. Càpita di veder rovesciata l’esistenza in un attimo e càpita che per essere ancora un po’ simile a quel che eri prima, ci vogliano mesi e mesi di pazienza e di attesa.» Il dolore, il corpo, la relazione con gli altri, l’istintivo attaccamento alla vita: sono questi i temi dell’ultimo libro di Gina Lagorio, Càpita, una riflessione incalzante sull’esistenza filtrata attraverso l’esperienza della malattia. In queste pagine, le due tonalità maggiori della narrativa di Gina Lagorio – il realismo e l’intimismo – diventano strumento di conoscenza di sé e del mondo. Un’infallibile capacità d’osservazione, un’impietosa analisi della propria carne e della propria anima, il dolore fisico che spinge a una lancinante meditazione, una scrittura sapiente, insieme precisa e straordinariamente evocativa, ricca di echi e risonanze, un’ironia che evita ogni autocommiserazione, fanno di Càpita un libro forte, intenso, il bilancio spietato e poetico di una vita.

Dettagli libro

Sull'autore

Gina Lagorio

Gina Lagorio è nata a Bra nel 1922, ha vissuto in Liguria e successivamente, a lungo, a Milano, dove è morta il 17 luglio 2005. Ha scritto opere di narrativa, di saggistica e di teatro. Tra le prime, Il polline (1966), Un ciclone chiamato Titti (1969), Approssimato per difetto (1971), La spiaggia del lupo (1977), Fuori scena (1979), Tosca dei gatti (1983), Golfo del Paradiso (1987), Tra le mura stellate (1991), Il silenzio (1993), Il bastardo ovvero gli amori, i travagli e le lacrime di Don Emanuel di Savoia (1996), Inventario (1997), L’arcadia americana (1999). Tra le opere di saggistica, Fenoglio (1970), Sui racconti di Sbarbaro (1973), Sbarbaro: un modo spoglio di esistere (1981), Penelope senza tela (1984), Russia oltre l’Urss (1989), Il decalogo di Kieslowski (1992). Suoi testi teatrali sono raccolti nel volume Freddo al cuore (1989). Nel 1987 è stata eletta al parlamento entrando a far parte del gruppo degli indipendenti di sinistra: si è battuta per i diritti delle donne e per la pace. Al marito Emilio Lagorio, figura di spicco della Resistenza savonese, scomparso nel ’64 (alla cui malattia e morte è già legato Approssimato per difetto), ha dedicato nel 2003 il libro Raccontiamoci com’è andata.

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