Il corso innaturale delle cose

Il corso innaturale delle cose

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Che cosa rende più «naturali» di altre le nostre scelte di vita? Forse il fatto di ricalcare le orme di chi ci ha preceduto o di inserirci in quel flusso esistenziale che scorre indipendentemente da noi e a cui, presto o tardi, volenti o nolenti, finiamo per adeguarci tutti? Ma anche così, anche optando per scelte «naturali» – come sposarsi, avere figli e un lavoro con cui mantenerci – scelte che non vadano controcorrente, riusciamo a raggiungere la nostra massima aspirazione, vale a dire la felicità? Perché è questo che in fondo ognuno di noi cerca spasmodicamente, a volte disperatamente, nella vita. E non fa eccezione Tomas Espedal, che in pagine di disarmante e a tratti impietosa schiettezza parte dalla propria esperienza – senza tacerne le debolezze, le ipocrisie e i desideri mai sopiti – per approdare a una riflessione di respiro universale, sulla scia di un sogno che appare impossibile. Quello che ci restituisce è un testo di grande poesia e di intensa sensibilità, che trascende la mera esperienza autobiografica e diventa specchio di un’umanità che, nonostante le sconfitte, si ostina a presentarsi all’ennesimo appuntamento mancato con la felicità.

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Sull'autore

Tomas Espedal

Nato nel 1961 a Bergen, Tomas Espedal ha esordito come autore di romanzi e racconti nel 1988. Apprezzato da critica e pubblico, nel 2009 ha vinto il Premio della critica e nel 2011 il prestigioso Premio Brage.

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