Il Vangelo della ricchezza

Il Vangelo della ricchezza

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Trionfano l’economia e la finanza globalizzate, ma crescono le disuguaglianze. In tale situazione, come si può garantire la giustizia sociale? Una risposta l’hanno data, in un’epoca curiosamente simile alla nostra, alcuni tra i grandi miliardari americani d’inizio Novecento: la loro buona novella era la filantropia, che oggi ispira capitani d’industria e finanzieri come Bill Gates e George Soros, politici come Bill Clinton, divi del rock e star del cinema, e persino le multinazionali impegnate nella corporate philanthropy. Il più lucido e coerente apostolo della filantropia è probabilmente Andrew Carnegie, il magnate americano dell’inizio del secolo scorso che ha esposto la sua ricetta in un saggio denso e appassionato, Il Vangelo della ricchezza. Nel presentarlo ai lettori italiani, Francesco Magris ne illustra i presupposti storici e filosofici, e soprattutto mette a confronto i suoi ideali (a cominciare dalla difesa della tassa di successione) con quelli che ispirano le versioni attuali della filantropia.

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Sull'autore

Andrew Carnegie

Andrew Carnegie (1835-1919), di umili origini scozzesi ed emigrato giovanissimo negli Stati Uniti, a diciotto anni venne assunto dalla Pennsylvania Railroad Company, diventandone vicepresidente nel 1859. Convinto antischiavista e ammiratore di Lincoln, fu sottosegretario ai Trasporti durante la Guerra Civile. Negli anni successivi accumulò una fortuna immensa. Ritenendo di aver adempiuto al proprio mandato professionale, ai primi del Novecento liquidò le sue partecipazioni e iniziò una intensa attività filantropica.

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