Israele. Terra, ritorno, anarchia

Israele. Terra, ritorno, anarchia

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Può una critica anarchica all’ordine statocentrico del mondo passare per Israele? Laboratorio della globalizzazione, lo Stato di Israele non è uno stato come gli altri; al desiderio di normalizzazione viene opposta la vocazione all’estraneità che ha guidato nei secoli il popolo ebraico. Donatella Di Cesare rovescia così l’accusa di aver occupato la terra altrui e legge in modo inedito il tema del ritorno. La promessa assume un valore teologico-politico: la terra-madre è soppiantata da una terra-sposa dove Israele è chiamato a testimoniare la possibilità di un nuovo abitare, ricordando a sé e agli altri che nessuno è autoctono. La condizione di «stranieri residenti», a cui non sfuggono i palestinesi, dischiude la nuova prospettiva da cui guardare il conflitto mediorientale. Ha allora senso la «soluzione dei due stati»? Non occorre immaginare nuove forme di sovranità per una Terra refrattaria ai confini? Viene ripresa così quella riflessione che, da Hannah Arendt a Martin Buber, ha visto nel ritorno a Sion l’apertura di un nuovo ordine del mondo, filtrato attraverso la tradizione anarchica di Gustav Landauer e la sua intuizione profetica di uno scontro fra centralismo planetario e federazione decentrata di comunità. Vista da questa angolazione la pace non è il prodotto dalle armi: è una pace che contesta la priorità della guerra e irrompe nel mondo con la giustizia.

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Sull'autore

Donatella Di Cesare

Donatella Di Cesare è professore ordinario di Filosofia teoretica alla Sapienza Università di Roma. È una delle filosofe più presenti nel dibattito pubblico italiano e internazionale, sia accademico sia mediatico. Tra i suoi ultimi libri: Terrore e modernità (2017) e Marrani. L’altro dell’altro (2018). Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato Israele. Terra, ritorno, anarchia (2014), Heidegger e gli ebrei. I «Quaderni neri» (2014, n. ed. ampliata 2016), Heidegger & Sons. Eredità e futuro di un filosofo (2015), Tortura (2016), Stranieri residenti. Una filosofia della migrazione (2017), premio Pozzale Luigi Russo, e Sulla vocazione politica della filosofia (2018).

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