L'età della finzione Arte e società tra realtà ed estasi

L'età della finzione

Arte e società tra realtà ed estasi

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««Il grande merito del libro di Massimo Melotti è quello di fare un’analisi completa, rigorosa e ricca di sfumature di tutti gli effetti indotti dalla nuova porosità tra finzione e realtà». »
Marc Augé

Viviamo nell’«età della finzione». Espressione tutt’altro che neutra, che tuttavia non si accoda, qui, alle attuali querimonie contro lo strabordare di falsità, simulazione e dissimulazione, fake news e manipolabilità del vero, fuori e dentro la Rete. Piuttosto che vestire la toga dei grandi accusatori è indispensabile rendersi conto che nella società massmediale – in cui il consumo ha ormai dispiegato la sua massima potenza – realtà e finzione non costituiscono più una coppia di opposti in tensione agonistica, anzi sono scivolate in una indistinzione a dominanza finzionale che ha trasformato nel profondo gli assetti percettivi, le pratiche quotidiane, la logica dell’intrattenimento, lo statuto stesso dell’informazione. «Un evento che non sia mediatizzato semplicemente non esiste». L’osmosi è iniziata e Massimo Melotti ne scruta il processo con la sottigliezza del critico d’arte, al quale non sfuggono aspetti qualitativi in genere trascurati dalla sociologia dei media, primo fra tutti il prevalere della dimensione estatica, quella fredda e stupefatta fascinazione che non aspira a risolversi, bensì a protrarsi il più a lungo possibile, oltre lo spazio-tempo e i nessi causali.
L’estasi si celebra ovunque la spettacolarizzazione abbia eroso il limite che circoscriveva il reale: sugli schermi televisivi, con l’intrusione della fiction nella cronaca e l’apoteosi del reality; nei non-luoghi plurifunzionali e multisensoriali, che mettono in scena innanzitutto i consumatori, o negli allestimenti artificiali di interi contesti naturali, deputati al divertimento di massa; nella comunicazione, con le notizie fagocitate dal «tempo reale»; nel virtuale opaco del Web, che crea effetti di ritorno ancora da decifrare. Fenomeni che continuano a sollecitare schiere di studiosi, ma che le arti visive contemporanee, da Maurizio Cattelan a Vanessa Beecroft, da Francesco Vezzoli a Damien Hirst, hanno saputo disvelare con penetrante anticipazione.

Dettagli libro

Sull'autore

Massimo Melotti

Massimo Melotti, critico d’arte e sociologo, già responsabile della Comunicazione e del Progetto Arte e Nuovi Media del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, ha insegnato presso l’Università e il Politecnico di Torino e attualmente è docente di Antropologia culturale presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Dagli anni ottanta la sua ricerca verte sui processi creativi e sul rapporto tra arte, media e società. Ha curato numerose mostre in Italia e all’estero, tra cui le personali di Michelangelo Pistoletto (Cittàdellarte-Fondazione Pistoletto, Biella) e Francesco Jodice (Castello di Rivoli), e la collettiva Il Tempo e le Opere (Museo della Grafica, Pisa). Tra i suoi saggi: Opere di Pistoletto (2011) e Vicende dell’arte in Italia dal dopoguerra agli anni Duemila (2017). Ha curato Sul simbolo. Confronti e riflessioni all’inizio del millennio (2004). Presso Bollati Boringhieri è uscito L'età della finzione. Arte e società tra realtà ed estasi (2018).

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