La filosofia di Lost

La filosofia di Lost

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Un luogo tra la vita e la morte, tra fiction e realtà. Questo è Lost: ciò che si trova alle radici stesse del domandare. Perché l’Isola non dà risposte, non possiede la verità. Piuttosto, ne incarna l’enigma. E lo fa con una narrazione al contempo complessa e popolare, sfruttando i canali aperti dalla transmedialità, dilatando all’infinito l’orizzonte della partecipazione. La serie tv creata da J.J. Abrams e Damon Lindelof è a tal punto legata alla filosofia che alla filosofia non restano che due scelte. Spiare da dietro il buco della serratura il dispiegarsi di quello che è, a tutti gli effetti, un mondo. Oppure accantonare ogni falso pudore, ed esplorare l’Isola. Simone Regazzoni sceglie questa seconda via, e s’imbarca a bordo del volo 815 col preciso intento di precipitare insieme a Jack, John, Kate, Hurley, Sayid, Sawyer. E a tutti i fan della serie. Accampato sulla spiaggia o perso nella foresta, l’autore apre botole, progetta mappe, sfida mostri e ridicolizza pregiudizi. Naufrago tra i naufraghi, decide di far abitare al discorso filosofico lo spazio dell’erranza. Qualcuno, certo, storcerà il naso. Ci vuole tempo per sentirsi perduti. L’Isola ce l’ha. La filosofia anche.

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Sull'autore

Simone Regazzoni

Simone Regazzoni è professore a contratto di Estetica presso l'Università di Pavia. Filosofo, allievo di Jacques Derrida, si occupa di filosofia politica e filosofia della cultura di massa. E' autore dei seguenti volumi: La decostruzione del politico. Undici tesi su Derrida, il melangolo, 2006; Nel nome di Chora, il melangolo, 2008; Harry Potter e la filosofia, il melangolo, 2008; Derrida. Biopolitica e democrazia, il melangolo, 2012; Martin H. Live in New York City, il melangolo, 2012.

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