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Tracce è un’opera dalla genesi complessa, programmaticamente eccentrica, sospesa tra narrazione e riflessione filosofica; o meglio, rappresenta il frutto esemplare di quel «pensare anche affabulando» teorizzato da Bloch. Apologhi, motti di spirito, proverbi, fiabe romantiche, leggende classiche e orientali, frammenti di dialoghi e conversazioni, romanzi avventurosi o polizieschi vengono raccontati, riletti, interpretati, trasfigurati.
Per Bloch riscoprire il valore delle storie significa anche utilizzarle per modificare radicalmente la struttura dell’argomentazione filosofica, richiamandola a ciò che sta prima o fuori del pensiero sistematico, collegando sensibile e sovrasensibile, vissuto e metafisica. Questo pensare frammentario, per immagini, consente di inseguire nel visibile le tracce di ciò che si nasconde, e quelle tracce sono proprio gli elementi del mondo utopico che va cercando Bloch: una vita totalmente nuova e altra rispetto all’esistente.

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Sull'autore

Ernst Bloch

Ernst Bloch (Ludwigshafen 1885 – Tubinga 1977) è una delle personalità più complesse e affascinanti della cultura del Novecento. Fuggito dalla Germania nazista, tornò nel suo paese, nella zona orientale, dopo la guerra. Critico nei confronti della dittatura sovietica passò nel ’61 nella Germania occidentale, insegnando a Tubinga fino alla morte. Il suo capolavoro, Il principio speranza, è stato recentemente riproposto da Garzanti.

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