Venezia e il Ghetto Cinquecento anni del «recinto degli ebrei»

Venezia e il Ghetto

Cinquecento anni del «recinto degli ebrei»

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Cinquecento anni fa, il 29 marzo 1516, il Senato della Serenissima Repubblica di Venezia deliberò che gli ebrei di diverse contrade cittadine si trasferissero «uniti» (cioè tutti) nella corte di case site in Ghetto, presso San Girolamo. Nasceva così il primo «recinto degli ebrei».
Si trattava in origine del «geto de rame», il luogo in cui venivano riversati («gettati») gli scarti della lavorazione delle fonderie presenti nella zona. Nel corso dei secoli, e su tutti i continenti, questa parola veneziana sarebbe presto diventata sinonimo di segregazione.
Nato come misura di confinamento, il Ghetto diviene in breve un luogo effervescente e cosmopolita, che accoglie gli ebrei provenienti dai luoghi più diversi, oltre a rappresentare uno dei centri di commercio fondamentali della Repubblica veneziana. La struttura architettonica delle sue case, inusuale per Venezia – con i suoi caseggiati stranamente sviluppati in altezza per far posto al numero crescente di abitanti confinati nel luogo –, si intreccia alla vicenda storica del luogo, decisamente centrale per l’Italia e per l’Europa. Qui sorgono i banchi di pegno dai quali passerà buona parte del prestito di denaro della potenza lagunare, ma nel Ghetto non mancano le professioni liberali e la cultura, che fanno di Venezia una delle capitali indiscusse del mondo ebraico e non solo.

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Sull'autore

Donatella Calabi

Donatella Calabi ha insegnato Storia della città e del territorio all’Università IUAV di Venezia (1974-2014). È stata Directeur d’études invité all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, Visiting Professor dell’Università Cattolica di Lovanio, della British Academy di Londra, Honorary Fellow dell’University of Leicester; ha insegnato e tenuto corsi a Harvard, al MIT, all’Université de Paris VIII, all’Ecole de Architecture de Paris la Villette, all’Institut Français d’Urbanisme, all’Escuela Tecnica Superior de Arquitectura de Madrid, alle università di Sâo Paulo e di Sâo Carlos del Brasile e all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Culturelles de Tokyo. Presidente onorario della European Association of Urban Historians (EAUH) e dell’Associazione Italiana di Storia Urbana (AISU), dirige la collana «Storia della città» edita da Laterza ed è membro del board editoriale della rivista «Planning Perspectives» e condirettore di «Città e storia». Tra le sue numerose pubblicazioni ricordiamo Rialto. Le fabbriche e il ponte: 1514-1591 (con P. Morachiello, 1987); La città degli ebrei (con E. Concina e U. Camerino, 1991, 1996), Les Étrangers dans la ville (con J. Bottin, 1999); Storia dell’urbanistica europea (2000, 2004); La città del primo Rinascimento (2001); Storia della città. Età moderna (2001); Storia della città. Età contemporanea (2005); con S.T. Christensen ha curato Cities and cultural Exchanges, 1400-1700 (2007).

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