Antropop La tribù globale

Antropop

La tribù globale

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Cosa può succedere se Ken, il fidanzato di Barbie, viene a sapere che la sua amata bambolina è la causa della deforestazione del Borneo? Succede che una campagna pubblicitaria lo denuncia e la casa produttrice è costretta a cambiare la filiera produttiva. Succede cioè che la vita dell’orango della foresta pluviale e quella dei nostri figli in Europa sono legate tra loro molto di più di quanto si pensi. Poi succede anche che un rapper di un quartiere chic di Seul lancia su YouTube il suo Gangnam Style, e la canzone finisce per essere cantata in dialetto trentino, magari dal pronipote di un irredentista antiasburgico; e succede che un senegalese che vive a Firenze vende un souvenir «etrusco» fatto in Cina a una turista americana. Insomma, è ovvio che l’etnologia e l’antropologia sono completamente da ripensare. Nel nostro mondo globalizzato, nello strano «frittatone planetario» nel quale viviamo, barriere, specificità e contorni sono semplicemente saltati. L’antropologo allora si interroga, cerca nei libri gli insegnamenti dei maestri, ma si vede costretto a rileggerli in chiave diversa, proprio come avviene nella copertina di questo volume, che è un misto di hi-tech e di antropologia ottocentesca (un tantino razzista). In pratica l’antropologia esce dall’università e entra nel mondo, si fa «pop», «antropop», perché è questo il mestiere degli antropologi: interpretare i popoli. E i popoli oggi sono un miscuglio inestricabile. Duccio Canestrini si diverte con gli stereotipi: la Venere ottentotta somiglia troppo a Rihanna per non raccontarlo, gli errori di traduzione sono talmente belli che è un peccato non dirli, il positivismo di Lombroso trova nel Django di Tarantino un magnifico contraltare e il piercing dei nostri ragazzi è un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. In chiave antropop.

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Sull'autore

Duccio Canestrini

Duccio Canestrini è antropologo e giornalista, docente al Campus universitario di Lucca. Pratica diverse forme di divulgazione scientifica che spaziano dal documentario al reportage, al monologo teatrale, ferma restando la sua vocazione «pop». Tra le sue pubblicazioni: Il supplizio dei tritoni (1997), Andare a quel paese. Vademecum del turista responsabile (2003) e I misteri del monte di Venere. Viaggio nelle profondità del sesso femminile (2010). Per Bollati Boringhieri ha pubblicato Trofei di viaggio. Per un'antropologia dei souvenir (2001), Non sparate sul turista. Dal turismo blindato al viaggio permeabile (2004) e Antropop. La tribù globale (2014). Da anni presenta conferenze-spettacolo multimediali, che interpretano diverse realtà e illustrano scenari futuri.

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