Il mio Enea

Il mio Enea

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Nel 1948 Caproni scorge a Genova fra le rovine dei bombardamenti una statua di Enea in fuga da Troia, col vecchio padre in spalla e il figlioletto accanto. L’apparizione assume per lui un significato travolgente: Anchise è la tradizione ormai distrutta, Ascanio il futuro ancora incerto, Enea lo specchio di Caproni stesso e della sua generazione, usciti a stento dalla guerra e alle prese con una difficile ricostruzione. Il poeta tornerà su quell’«incontro» in vari interventi (da corrispondenze giornalistiche al poemetto Il passaggio d’Enea, a recensioni e interviste), qui raccolti per l’attenta cura di Filomena Giannotti, autrice anche di una puntuale Introduzione e di un prezioso apparato di Note che di quell’incontro ricostruiscono la storia e il valore simbolico.

Questo libro finisce così per presentarsi come una «nuova Eneide della contemporaneità» (Alessandro Fo, dalla Prefazione) che, attraverso le parole di Caproni, sottrae l’eroe antico a ogni retorica celebrativa.

La Postfazione di Maurizio Bettini segnala come, nel secondo dopoguerra, anche fuori d’Italia si riscoprisse l’attualità di Enea come figura capace di rispecchiare un mondo in frantumi.

Dettagli libro

Sull'autore

Giorgio Caproni

Giorgio Caproni (Livorno 1912 - Roma 1990) è stato critico letterario, traduttore ma soprattutto poeta italiano del Novecento. Oggetto delle sue liriche è la realtà quotidiana, raccontata in una lingua che mescola forme colte e popolari. Fra le sue raccolte poetiche Il passaggio di Enea (1956), Il seme del piangere (1959), Il muro della terra (1975), Il franco cacciatore (1982) e Res amissa (1991).

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