Meno letteratura per favore!

Meno letteratura per favore!

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Abituati a ogni genere di additivo, troviamo naturale che l’informazione sia potenziata con artifici narrativi, e non siamo disposti a rinunciare agli aromi intellettuali che eventi, mostre, festival, inserti-libri cospargono nella nostra vita quotidiana. Ne guadagniamo una sofisticatezza a basso costo, aggiornata e interattiva, irrimediabilmente semicolta, che si alimenta di letterarietà diffusa, ossia di finzionalità. A Filippo La Porta sta a cuore proprio quello che i riti collettivi dello snobismo di massa e le attrattive dell’immaginario unico rischiano di farci perdere: il gusto della realtà, raccontata o interpretata, l’esperienza di una finzione messa in pagina che rimanda al di là dell’architettura di parole. Ma la sua educata invettiva non ha nulla delle lamentazioni apocalittiche; preferisce la concretezza delle controtendenze in atto, si tratti di scrittori in cui la lingua conserva tracce vibranti dell’attrito che la genera, o di lettori-individui, senza affiliazione, mossi soltanto dalle loro personalissime passioni. Nella democrazia del consumo culturale si aprono allora piccole faglie di curiosità, di idiosincrasia non omologabile, di giudizio eretico. Forse soltanto questo popolo disperso salverà la lettura.

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Sull'autore

Filippo La Porta

Filippo La Porta, critico e saggista, è autore di Non c’è problema. Divagazioni morali su modi di dire e frasi fatte (1997), Manuale di scrittura creatina. Per un antidoping della letteratura (1999), Narratori di un Sud disperso. Cuntastorie in un mondo senza storie (2000) e Pasolini. Uno gnostico innamorato della realtà (2002). Presso le nostre edizioni ha pubblicato La nuova narrativa italiana. Travestimenti e stili di fine secolo (1995, n. ed. ampliata 1999) e L’autoreverse dell’esperienza. Euforie e abbagli della vita flessibile (2004).

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