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«Je suis comme je suis» ci avverte Jacques Prévert prima di offrirci i suoi versi disparati e sorprendenti tanto da sembrare una variegata collezione di dischi a cui ognuno è libero di attingere secondo il proprio capriccio o umore. Non si presenta né come un poeta-vate, né come un poeta-eroe, né tanto meno come un poeta-professore esteta e umanista, ma come un uomo che si rivolge alla gente nel suo stesso linguaggio, con una sorta di «poesia parlata», piena di composizioni a scatole cinesi, giochi di parole, doppi sensi ricavati dal cuore di etimologie arbitrarie, falsi proverbi e soprattutto lo fa in argot. È per questo che l’«anti-poesia» con cui celebra i piccoli e grandi piaceri della vita – il bacio in un mattino d’inverno al Parc Montsouris, a Parigi, i suoi ponti e i suoi vagabondi, le sue belle ragazze, i suoi fiori, i suoi bambini, le vrai soleil – risulta così familiare e il lettore, ancora oggi, riesce a trovare in queste pagine sollievo e piacere.

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Sull'autore

Jacques Prévert

Opere di Jacques Prévert (1900-1977) nel catalogo Guanda: Fatras, Le foglie morte, Poesie, Poesie d’amore, Sole di notte, Graffiti, Parole, La pioggia e il bel tempo, Alberi, Storie e Altre storie, Gran ballo di primavera, Il Prévert di Prévert, Quand’ero bambino, Poesie d’amore e libertà, L’amore e altro e Spettacolo.

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