Lettera ad una madre che ha perso un figlio

Lettera ad una madre che ha perso un figlio

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Nella prima e più celebre delle sue Consolazioni Seneca si rivolge a Marcia, affranta in seguito alla prematura scomparsa del figlio Metilio. Richiamandosi alla forza d’animo della donna il filosofo la conforta e la sprona a trovare le risorse necessarie per risollevarsi da un lutto di fronte al quale «il tempo, rimedio naturale anche contro gli affanni più gravosi, si è rivelato del tutto inefficace». Lettera a una madre che ha perso il figlio (Consolazione a Marcia il titolo originale dell’opera) è una delle più antiche riflessioni sulla morte, sulla fugacità del tempo e sul potere terapeutico della parola, e al tempo stesso un appassionato inno alla vita, troppo breve solo per quanti non sono in grado di apprezzarla.

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Sull'autore

Lucio Anneo Seneca

Lucio Anneo Seneca (4 a.C. - 65 d.C.) nacque a Cordoba e fu un importante scrittore e filosofo latino. Fu esiliato da Claudio in Corsica dal 41 al 49 d.C., per poi tornare a Roma come istruttore del giovane Nerone. Accusato di aver partecipato alla congiura di Pisone (65 d.C.) gli fu dato ordine dal suo stesso allievo di uccidersi. Come filosofo seguì lo stocismo, pur senza sistematicità, e mise al centro delle sue opere la virtus. Fra i suoi scritti si ricordano De brevitate vitae, Epistolae morales ad Lucilium, De beneficiis. Fu anche drammaturgo (si veda ad esempio la Apokolokyntosis).

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